Cerveteri

Il nome originario di quella che oggi viene chiamata Cerveteri era il nome d’origine etrusca “Kaisere”, mentre dai Greci era conosciuta come Agylla.
Cerveteri vantava un’origine antichissima, si pensava infatti che fosse stata edificata dai Pelasgi venuti dalla Tessaglia.
Cerveteri vantava inoltre, rispetto alle altre città Etrusche,  l’erezione nel grande santuario di Apollo a Delfi di un pregevole Thesauròs.
Successivamente, con i conquistatori Romani, Cerveteri seppe intrattenere duraturi rapporti di collaborazione e pace ospitando ad esempio i giovani Romani a studiare le lettere Etrusche.

Come per Tarquinia, la ricchezza più grande di Cerveteri sono le numerosissime tombe monumentali distribuite nelle immense necropoli riscoperte a partire dalla prima metà dell’800.
La superficie su cui si estende la zona più densamente articolata da tombe è di ben 350 ettari a cui possiamo aggiungere altri 450 ettari se consideriamo anche le zone più rade; attualmente la zona visitabile è di 20 ettari, e questi pochi numeri ci bastano per capire l’immensa e quasi inimmaginabile ricchezza del territorio Ceretano.
Percorrendo le lunghissime strade della Necropoli della Banditaccia si attraversano anche le differenti fasi stilistiche ed architettoniche che nel tempo caratterizzarono le tipologie funerarie Etrusche, passando dalle tombe a pozzetto di età Villanoviana, ai grandi tumoli d’età orientalizzante e precedenti, fino ad arrivare alle eleganti tombe a dado e alla loro rigida sistemazioni in schemi di tipo urbanistico, in un arco cronologico che va dal IX sec. al VIII sec. a.C. 

Oltre alle varie e magnifiche architetture esterne e planimetriche, le Tombe Ceretane così come quelle di Tarquinia presentano un vero e proprio repertorio di forme d’architettura d’interno riflesso dell’edilizia domestica e della civiltà Etrusca e del suo evolversi nel tempo; escluse infatti le più antiche planimetrie circolari ed ellittiche ad un solo ambiente (che probabilmente nell’uso concreto abitativo erano caratterizzate da una serie di divisioni interne in legno o altro materiali leggeri) oggi testimoniate dalle urne cinerarie a capanna, troviamo i successivi modelli di case a pianta rettangolare divise in molti casi in due parti separate e coperte da un tetto a doppio spiovente, fino alle piante più tarde articolate in differenti ambienti laterali al dròmos evoluzione dall’originario modello assiale ad un modello orizzontale.
Completano l’arredo numerosi elementi architettonici funzionali e decorativi come capitelli decorati con ricchi capitelli, cornici in rilievo alle porte, letti a cassone, troni, poggiapiedi ed altre forme decorative. 

Infine gli affreschi, anche se non numerosi come quelli ritrovati a Tarquinia, sono testimoni dell’eccellente tradizione pittorica Ceretana e forniscono un sapere quasi enciclopedico del mondo ritualistico, simbolico e sociale etrusco.

La Via degli Inferi