CASTEL D'ASSO

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Non molto distante da Viterbo, la necropoli di Castel d’Asso rappresenta oggi una delle più belle e complete testimonianze archeologiche della Civiltà Etrusca.
Tombe a dado scolpite nelle pareti rocciose della forra si susseguono mostrandosi al visitatore con eleganti facciate caratterizzate da incisioni dedicatorie, fregi decorativi e motivi simbolici come la porta dell’Aldilà, immagine ricorrente della cultura Etrusca, suggestivo simbolo del limite
invalicabile tra il mondo dei vivi e l’oltretomba.
Un primo studio della necropoli fu fatto nel 1817 dall’archeologo viterbese Francesco Orioli, a cui si deve anche la scoperta dell’ancora più imponente necropoli di Norchia vicino Vetralla.
Tra i visitatori del suggestivo luogo, George Dennis, diplomatico britannico ed appassionato etruscologo, colpito dal luogo lo paragonò alle Piramidi Egizie.
Sulla grande vallata sopra cui svettano le pareti delle numerose tombe, si affaccia sul lato opposto il piccolo castello medievale creando una suggestiva e palpabile stratificazione di epoche differenti.
La piccola fortezza difesa naturalmente dai profondi strapiombi e dalle barriere naturali tipiche del territorio, restituisce dall’alto del suo mastio centrale una visione a 360°, dal Monte Cimino alle torri ed i campanili della città di Viterbo.

GEORGE DENNIS E LO SPIRITO ARCAICO DELLA TUSCIA

La necropoli etrusca di Castel d’Asso da sempre riesce a sorprendere ed incantare i suoi visitatori immergendoli in un’atmosfera senza tempo.
George Dennis (1814-1898), diplomatico britannico, è stato uno dei primi ad interessarsi icon grande passione alla civiltà etrusca.
Durante i suoi viaggi in Italia, insieme al disegnatore Samuel Jane Ainsley, raccoglie una lunga serie di informazioni, osservazioni e ricerche sul territorio della Tuscia e sulle sue più remote testimonianze.
In seguito raggruppa tutti i suoi studi in un’opera “The Cities and Cemeteries of Etruria”, ancora oggi una vera e propria enciclopedia per chiunque voglia approfondire la propria conoscenza del popolo etrusco, dei siti e delle testimonianze più significative sparse nel territorio.

Giunto a Castel d’Asso, così riporta le sue impressioni: “Posso ben capire lo sbalorditivo effetto che una tale visione riesce a produrre su di un animo sensibile”… “La solitudine, l’isolamento e la profonda immobilità della scena, l’assenza di qualsiasi abitazione, nient’altro che un diruto e pittoresco castello sul precipizio opposto, e la buia incombente mole del Cimino che guarda già nella valle, concorrono a rendere questa necropoli più imponente di qualsiasi altra che si trovi nelle immediate vicinanze di centri abitate”.

G.Dennis

Le parole di Dennis non lasciano spazio al dubbio, ciò che maggiormente è riuscito a colpire il dotto osservatore è stata la profonda arcaicità, lo stretto ed allo stesso tempo rispettoso contatto dell’uomo antico con il contesto naturale, un aspetto immateriale che ancora oggi, molte zone della Tuscia preservano e che alla pari con il reperto archeologico stesso deve essere tutelato.

Sigfrido Junior Hobel

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