Il Barco Farnesiano

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Non molto distante da Caprarola, per volere del cardinale Alessandro Farnese, attorno al 1573, furono iniziati i lavori per la costruzione di un piccolo edificio, meglio conosciuto come “Barco”, un elegante casino di caccia all’interno di una vasta area boschiva di circa 88 ettari delimitata da un muro di 3700 metri, un luogo immerso nella natura dove ritirarsi per brevi periodi, fermarsi a riposare e parlare con i propri ospiti durante le battute di caccia.

L’elegante edificio, oggi ridotto a rudere, fu iniziato dal Vignola e concluso, dopo la morte dell’architetto, da Giovanni Antonio Garzoni.
Del Barco abbiamo diverse fonti che descrivono le sue forme originarie, tra cui una raffigurazione nella loggia Gambara in Villa Lante, accanto alle rappresentazioni di Villa d’Este di Tivoli e di Palazzo Farnese a Caprarola. 
L’edificio presentava notevoli similitudini con i più famosi Casini di Villa Lante di Bagnaia nel quadrato della Pescheria (zona con i giochi d’acqua centrale); in maniera simile, infatti, il Barco era preceduto da un laghetto artificiale rettangolare con un isoletta quadrata in mezzo; circondato da viali, era chiuso soltanto su un lato, dalla prospettiva di un portico aperto ad esedra in corrispondenza della sorgente di Sassovolto; allo stesso modo, in Villa Lante i Casini della Peschiera affacciano sulla grande fonte centrale quadrata e riprendono la stessa impostazione con forme meno naturali e maggiormente sviluppate architettonicamente. Al centro del tetto del Barco inoltre fu sviluppata un’altana con colombaio; in maniera simile a Bagnaia, i due Casini della Peschiera sono caratterizzati dalle due altane centrali.
Poco distante dal casino del Barco, ai piedi della collina, sono presenti inoltre due antichi colombari d’età etrusco-romana già notati nel 1700 da Leopoldo Sebastaini, che scrive nel suo Descrizione del nobilissimo e reale palazzo di Caprarola, “nei luoghi ombrosi di detta selva si vedono molte macerie di muri fatti ad archi, e formano sotto tane, e nascondigli per cingnali, daini, cervi ed altri simili animali che detti Serenissimi vi tennero in abbondanza”.


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